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Razionalità o Emozione? Tradizione o Innovazione?

Per anni abbiamo parlato ai consumatori di vino convinti vi fosse una fondata e razionale consapevolezza chiamata a guidare le loro scelte. Ma poi si va avanti…

Recenti ricerche neuroscientifiche hanno ribaltato gli schemi del passato evidenziando come sia l’emozione a giocare un ruolo chiave nella scelta di un vino.

Ma come misurare l’emozione? 

Neuromarketing, ecco la risposta. Le tecniche di neuromarketing attraverso l’osservazione, la raccolta e l’analisi dei dati (quindi un metodo estremamente scientifico a dispetto di quanto solitamente si dica a proposito del “marketing”!), permettono di valutare l’efficacia della Comunicazione di un vino misurando le emozioni suscitate nei consumatori. 

Il Prof. Vincenzo Russo, docente universitario presso lo IULM di Milano, scrisse a questo proposito un libro nel 2016: da buona ex-matricola insaziabilmente curiosa, acquistai questo testo che – a distanza di anni – reputo ancora assolutamente innovativo nei contenuti proposti.  

L’emozione è un aspetto cruciale nella comunicazione del vino, e il neuromarketing è una tecnica indubbiamente valida per aiutare a costruire una Comunicazione efficace.

Mi chiedo però quante aziende siano realmente disposte ad accogliere questi suggerimenti…

Purtroppo molte realtà del settore vinicolo considerano ancora la Comunicazione come un elemento marginale nella propria attività, un “accessorio” da adottare saltuariamente senza bisogno di particolari competenze, senza pensare ad un coordinamento e soprattutto senza avere un progetto con obiettivi precisi.

Ma questa non è Comunicazione.

Così come si sta trasformando il consumatore, anche le aziende – se vogliono competere sul mercato – devono cambiare ed adeguarsi nella struttura, nell’organizzazione e quindi nella Comunicazione.

Recentemente ho partecipato al Wine2Wine: una vera e propria boccata di ossigeno. Una visione internazionale della Wine Industry ricca di spunti concreti per la promozione e l’export del vino nel mondo.

Ebbene, uno dei temi affrontati è stata la difficoltà di reperire risorse adeguate da impiegare nelle aziende vinicole italiane: anche Donatella Cinelli Colombini (Presidente dell’Associazione Nazionale Donne del Vino), persona di grande esperienza e carisma, si è gentilmente “prestata” a simulare un breve colloquio di lavoro.

Una simpatica rappresentazione di quanto spesso accade quando candidati palesemente (o apparentemente!) inadeguati si presentano fiduciosi della propria professionalità, ma ahimè vengono presto smentiti di fronte alle domande mirate di chi, lavorando da anni nello stesso settore, può vantare una solida esperienza.

Beh, personalmente credo la verità stia sempre nel mezzo: se da una parte è innegabile (ma comprensibile) la diffusa impreparazione pratica dei nostri neo-laureati, è purtroppo innegabile anche la chiusura e la rigidità di molte aziende ad accogliere e a confrontarsi con persone nuove, con giovani portatori di idee diverse, fresche, frizzanti…

Storia e tradizione sono fondamentali tanto quanto lo è la capacità di evolversi.

E qui mi aggancio per concludere ad un tema che sicuramente riprenderò perché troppo importante e delicato per essere affrontato in poche righe: sapere comunicare significa anche sapere ascoltare (non solo in fase di colloquio di lavoro ovviamente). Essere disponibili ad aprirsi alla novità e alla diversità, valutare onestamente il cambiamento è certamente scomodo perché destabilizzante, ma è fondamentale per crescere, quindi per vendere!

La capacità di Ascoltare deve essere una dota imprescindibile per qualsiasi buon comunicatore, così come deve esserlo per qualsiasi buon imprenditore.

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