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Liquidità “intelligente” e promozione “istituzionale”: questi gli aiuti concreti ai produttori di vino italiano nel post Covid-19.

La crisi he stiamo vivendo non deve annebbiare la nostra capacità di guardare avanti, non deve indebolire la tenacia e l’arguzia che ci distinguono da sempre nel trovare le soluzioni più ingegnose!

Ma in concreto, cosa fare?

Prendo spunto dell’intervento di Ernesto Abbona, presidente di Unione Italiana Vini, che parte sottolineando la necessità di garantire liquidità immediata e semplice alle aziende, l’urgenza di avere misure agricole tali da potere affrontare il nodo delle giacenze di prodotto in cantina a ridosso della prossima campagna vendemmiale.

E poi attenzione:

Una liquidità che, attraverso le imprese, possa tornare nel circuito sociale perché redistribuita ai dipendenti, ai collaboratori, alle catene di fornitura e possa rappresenta, quindi, la vera risposta strategica anche all’emergenza sociale. Le politiche di sostegno con contributi a pioggia che, abbiamo visto, purtroppo allontanano dal lavoro invece di essere supporto e stimolo a nuova occupazione, devono superare tentazioni demagogiche ed essere gestite con attenzione perché rischiano di entrare in conflitto con logiche di ripresa produttiva e sviluppo che, invece, dovrebbero guidare la politica del governo”.

Ho reinterpretato e definito questo ultimo concetto come liquidità “intelligente” perché tale deve essere l’approccio nel distribuire in questo momento gli aiuti. Non si può pensare di sostenere un’economia nel medio-lungo periodo senza progetti in grado di generare altra ricchezza, senza dare la possibilità al denaro di generare altro denaro. Sostenere non significa mettere una toppa, e nemmeno sfamare gli appetiti di pochi imprenditori: servono investimenti in grado di generare altri consumi.

In questa chiave vanno pensate le misure di sostegno alle imprese, avendo anche la lucidità di guardare oltre l’emergenza.

E poi veniamo ad una parte a me ben più familiare:

“… tratteggiare una grande azione di rilancio della promozione del vino sul mercato nazionale, in collaborazione con il mondo della ristorazione e del turismo, promuovendo interventi di sostegno al settore fieristico, in particolare le grandi manifestazioni che hanno protagonista il settore. Chiudendo il cerchio con una ambiziosa strategia di sviluppo sui mercati internazionali, attraverso un piano straordinario di promozione “istituzionale” per rilanciare l’immagine e la reputazione del made in Italy nel mondo facendo forza sulla nostra eccellenza qualitativa”.

Non credo vi sia bisogno di grandi spiegazioni: l’unione fa la forza, anche se ancora molti in Italia confondono “unione” con “calderone”, temono di perdere individualità, personalità, addirittura importanti opportunità per la propria azienda.

Non è così, non è così!

Comunicare ha purtroppo costi molto elevati: i social (tanto di moda e apparentemente magica soluzione alternativa ai costi della tradizionale comunicazione) sono certamente utili, ma non bastano a portare avanti una campagna promozionale importante ed incisiva .

L’unione serve proprio a questo, a condividere i costi di grandi azioni promozionali accedendo a mezzi e a professionisti che diversamente la maggior parte delle cantine italiane non potrebbe permettersi.

E sotto il cappello rappresentativo di una Regione, di un Consorzio, di un vitigno autoctono…  ognuno potrà e dovrà portere avanti la propria identità.

“Il vino come i prodotti agroalimentare italiani – conclude il presidente di Unione Italiana Vini – vantano una certificazione e un sistema di controlli sulla salubrità ed eccellenza qualitativa che non ha pari al mondo. E mentre paghiamo il caro prezzo di una pandemia nata anche da sistemi produttivi che non hanno il nostro livello di controllo, dobbiamo ribadire con forza sui mercati che, per noi, parlare di qualità ed eccellenza del nostro vino è una cosa seria, fatta di certificazioni, controlli e rigore produttivo”.

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